Osservazioni al progetto di nuova discarica di amianto

Di seguito le osservazioni inviate il giorno 17 luglio 2017 dal Comitato Salussola Ambiente è Futuro alla Provincia di Biella, Servizio Rifiuti, V.I.A., Energia,  Qualità dell’Aria, Acque Reflue e Risorse Idriche.

Oggetto:  Osservazioni al progetto di nuova discarica di rifiuti non pericolosi monodedicata a materiale da costruzione contenente cemento-amianto, in Comune di Salussola (BI) reg. Brianco, della “Acqua & Sole” S.r.l., Milano.

In merito al progetto in oggetto, il Comitato Salussola Ambiente è Futuro, esaminato il corpus documentale, nel pubblico interesse, presenta le seguenti osservazioni:

Osservazione N° 1

AMB 2 –finalità-Il Proponente afferma che “la realizzazione della discarica di cui trattasi…consentirà di soddisfare l’esigenza regionale di smaltimento riportata nel Piano Amianto 2016-2020”…”la disponibilità sul territorio di un impianto di smaltimento prossimo alle strutture da bonificare di fatto incentiva tale attività…e incrementa in modo indiretto la tutela della salute delle popolazioni interessate dalla vicinanza di fabbricati con coperture ancora da bonificare.

Tali affermazioni non possiedono alcun contenuto di verità. Nella realtà infatti l’attività di bonifica determina un costo complessivo dato dalla somma di numerosi voci di spesa: la redazione della pratica Asl, l’allestimento di una unità di decontaminazione, la formazione di ponteggio o parapetto di sicurezza, l’incapsulamento e la rimozione della copertura ad opera di ditta specializzata, il conferimento in discarica e infine la formazione di una nuova copertura. I manti in cemento amianto spesso si trovano su tetti datati, ammalorati e quindi deteriorati anche nella struttura portante, che pertanto viene sostituita o reintegrata.  La formazione della nuova copertura può quindi trasformarsi in una operazione assai onerosa.

Tra tutte queste voci, quella relativa allo smaltimento in discarica è in assoluto la meno significativa e quindi la meno incisiva, così come confermato dai dati del Prezziario Ufficiale delle Opere Edili della Regione Piemonte. Il conferimento in discarica rappresenta meno del 20% del totale, mediamente, di una operazione di bonifica di una copertura.

In assenza di un Piano Territoriale di Bonifica collegato alla discarica proposta, niente fa pensare che i cittadini piemontesi avranno la disponibilità economica per sostenere tutti gli oneri derivanti dalla bonifica di un tetto. L’azienda invece calcola di esaurire la discarica in 13 anni.

Si può ragionevolmente prevedere che la discarica sarà riempita con cemento amianto proveniente da altre regioni, e che alla chiusura dell’impianto Salussola ed i comuni circostanti si ritroveranno in adiacenza ad aree agricole una montagna di amianto, mentre i tetti del territorio che ospita la discarica stessa saranno ancora da bonificare.

Osservazione n°2

Più volte, lungo l’esame della pratica, leggiamo il Proponente affermare di essersi avvalso delle “migliori tecnologie disponibili”.

Riteniamo che questa sia una affermazione molto lontana dalla realtà: viene invece proposto il modello di discarica che tecnologicamente rappresenta in assoluto il peggiore tra tutti quelli esistenti, il meno indicato sia dal piano regionale che dalla unione europea. Infatti Regione Piemonte ed Europa indicano, come miglior metodo di smaltimento, quello IN PROFONDITA’ in miniera, perché permette il confinamento del rifiuto, riducendo decisamente la possibilità che si disperdano in atmosfera le fibre di amianto. Qui invece si propone uno scavo su area agricola, a ridosso di zone naturali boscate, in adiacenza a terreni coltivati, per poi realizzare una elevazione rispetto al piano di campagna di 17 metri, che aumenta di molto la superficie esposta da sigillare, esponendo il territorio ad una ricaduta di fibre di amianto che per altro il Proponente nemmeno prova a calcolare. Questo genere di progetto in sé costituisce la PEGGIORE tecnologia disponibile, non la migliore.

descrizione

Osservazione N° 3

AMB 2 – Ubicazione dell’impianto: il Proponente nel citare i centri abitati più vicini (Campasso, Salussola, Dorzano, Cavaglià) commette un errore . Infatti il nucleo abitato più prossimo non è Campasso ma è la Frazione Brianco, dove risiedono sette famiglie.

Ugualmente non corrisponde a verità l’affermazione del Proponente secondo il quale l’utilizzo agricolo dell’area su cui è proposto l’impianto sarebbe praticamente impossibile a causa della natura argillosa del terreno e della difficoltà di approvvigionamento dell’acqua. Infatti il Piano Territoriale Provinciale, con il confronto tra le Carte dell’Uso del suolo fra gli anni 1954 e il 2004, rileva per quei terreni la persistenza delle coltivazioni a risaia; inoltre lo Studio della Capacità di Uso del Suolo classifica quei terreni in classe III su VIII, dove i suoli di I classe presentano il bilancio energetico (rapporto fra energia incamerata nel prodotto agrario e energia impiegata per la produzione) più favorevole, sono molto fertili e privi o quasi di limitazioni, mentre i suoli di VIII classe presentano limitazioni tali da precluderne il loro uso per fini produttivi . I suoli delle prime quattro classi (I-IV) sono adatti per i seminativi, le colture permanenti, i prati permanenti e pascoli e i boschi. A partire dalla classe V le utilizzazioni si restringono al pascolo e al bosco. I terreni in classe III sono quindi mediamente fertili e coltivabili. Completa il quadro la tavola MA9 – Capacità d’Uso dei Suoli e Loro Limitazioni – da cui si evince che sui lotti interessati dalla discarica in progetto non sono nemmeno segnalate limitazioni, come rischio di deficit idrico, o lavorabilità, o disponibilità di ossigeno.

Sottolineiamo anche che i terreni adiacenti a quelli oggetto del progetto sono regolarmente coltivati a risaia, pertanto il presunto impossibile utilizzo agricolo che lamenta il proponente è smentito dalla realtà dei fatti.

 

PTP Tav MA9 Capacità dell’uso dei suoli e loro limitazioni

 

 

 

Legenda delle limitazioni d’uso: assenti nei lotti in oggetto.

 

Osservazione N° 4

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 3.3 – Coerenza del progetto. Si segnala che il Proponente non ha tenuto in debita considerazione le direttive stabilite dalla normativa vigente per discariche di rifiuti contenenti amianto. Infatti propone una discarica in elevazione, incidendo su territorio agricolo vergine, nonostante tutte le direttive di UE, Stato e Regione vadano in un’altra direzione e indicano come siti idonei cave o miniere dismesse, dove poter conferire in sotterraneo.

In particolare il Piano Regionale Amianto 2016-2020 suggerisce la promozione e “l’impiego di siti idonei per lo smaltimento e il recupero dei rifiuti contenenti amianto, al fine di autorizzare impianti adeguati in sotterraneo, cave o miniere dismesse;” Il documento attuativo del Piano Amianto ha quindi eseguito uno studio approfondito per identificare i siti idonei. Seppur lo studio non precluda l’individuazione di altri siti oltre i 600 in elenco è evidente che i criteri di individuazione degli stessi debbano mantenere gli standard di adeguatezza considerati da ARPA. In caso di localizzazione di altri siti, come Regione Brianco, che non possiedano caratterisitche di idoneità analoghe a quelle poc’anzi citate, ogni eventuale progetto sarà da ritenersi irricevibile. Partendo dall’assunto di ARPA che la localizzazione prioritaria deve avvenire in miniere e cave dismesse sarebbe contradditorio autorizzare una discarica in un sito in superficie.

Stante quanto sopra riteniamo che l’autorizzazione alla discarica in Regione Brianco non debba essere concessa in quanto sarebbe frutto di una errata interpretazione normativa.

 

Osservazione N° 5

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 4.4. Il Proponente sostiene che rispetto a quanto previsto dal Piano di Gestione Rifiuti Provinciale non sono emerse criticità “escludenti”. Tuttavia nell’elaborato ALL 1-ALL 2 VALUTAZIONE PREVIZIONALE IMPATTO ACUSTICO si indica come “distanza dalle case sparse” la misura di 480 metri, riferendosi, con l’espressione di “case sparse” alle abitazioni del NUCLEO ABITATO Brianco. Secondo quanto indicato dal Piano di Gestione Rifiuti Provinciale, la distanza inferiore a 500 metri è un fattore escludente. E’ inoltre un fattore penalizzante l’interferenza con usi del suolo pregiati per fini agricoli, e per le motivazioni esposte nella osservazione n. 1, è evidente che i terreni su cui si vorrebbe insediare la discarica appartengano a questa categoria.

Inoltre, dall’esame dell’ “Atlante delle aree idonee e non idonee alla localizzazione di impianti di discarica”. pare evidente, per quel che concedono di vedere le scale 1:150:000 degli elaborati di microlocalizzazione, che i terreni in oggetto NON siano compresi nelle aree individuate sia dallo scenario B (con particolare riferimento all’area B5) che dallo scenario C (con particolare riferimento all’area 17), dove i lotti interessati sono individuabili in una zona definita in legenda come “aree escluse”. Deve essere precisata la posizione esatta della discarica rispetto alle indicazioni di quegli elaborati, pur tenendo conto della validità dubbia degli stessi, essendo supertati da disposizioni successive nel tempo (come l’approvazione del PTA regionale).

Contestiamo inoltre le seguenti argomentazioni addotte per dimostrare una coerenza al Piano di Gestione Rifiuti Provinciale e che non hanno alcun fondamento:

  1. Sostiene il Proponente che “Il progetto intende soddisfare l’esigenza regionale di smaltimento di materiale di costruzione contenente cemento amianto, ancora presente su molte strutture sia pubbliche che private in territorio provinciale ed extra provinciale, in attuazione alle direttive riportate sul Piano Amianto 2016-2020”. In realtà il Piano Amianto 2016-2020 contiene direttive che vanno in direzione molto diversa: divide la regione in quattro quadranti affinchè in ciascuno di essi si individui una discarica che soddisfi le esigenze di smaltimento di quel quadrante, in ragione del rispetto sia del principio di prossimità, che della ragionevolezza e della proporzionalità, senza cagionare un pericoloso sovraccarico impiantistico su un quadrante solamente.
  2. Sostiene il Proponente che “Il sito interessato dall’installazione in progetto, in località Brianco nel comune di Salussola, risulta particolarmente idoneo a tal fine non solo in virtù delle sue caratteristiche geologiche ed idrogeologiche ma anche perché i suoi peculiari connotati paesaggistici consentono di effettuare un complessivo intervento di miglioramento ambientale di elevata qualità in grado di fornire elevato valore aggiunto al territorio dal punto di vista naturalistico”. In realtà il sito è collocato su un’area di ricarica di falda, cioè su una zona vulnerabile e da tutelare in maniera assoluta (VEDI OSSERVAZIONE n. XXX) ed è già così naturalmente ricco dal punto di vista naturalistico, che non si riesce a comprendere come può una operazione che prevede, prima, la desertificazione di una’area, e, poi, la creazione di una montagna di amianto piantumata con arbusti, rappresentare un valore aggiunto ad un territorio in cui esistono laghi naturali, micro habitat preziosi per la loro varietà di flora e fauna, un paesaggio, frutto dell’operosità dell’uomo, che rappresenta una forte identità culturale locale (VEDI OSSERVAZIONE n. XXX).

Osservazione N° 6

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 5.1. Il PTR costitiuisce atto di indirizzo per la pianificazione territoriale e settoriale di livello regionale, sub -regionale, provinciale e locale per un governo efficiente e sostenibile delle attività sul territorio. E’ necessario menzionare l’art 24 delle NTA , dove il PTR si pone come “obiettivo prioritario la valorizzazione del ruolo dell’agricoltura compatibilmente con la salvaguardia della biodiversità, la conservazione di ecosistemi e habitat naturali e la tutela e valorizzazione degli assetti rurali storici di cui al PTR”. Nelle aree destinate ad attività agricole sono obiettivi prioritari la valorizzazione e il recupero del patrimonio agricolo, la tutela e l’efficienza delle unità produttive. In particolare, sono individuati i territori agricoli vocati allo sviluppo dell’agricoltura (art. 26) nei quali gli interventi, nel rispetto dei caratteri ambientali e paesaggistici dei territori interessati, debbono essere esclusivamente finalizzati allo sviluppo dell’agricoltura e delle attività ad essa connesse.

L’art. 26 dice: “Il PTR riconosce quali territori vocati allo sviluppo dell’agricoltura quelli ricadenti nella I e II classe di capacità d’uso, rappresentati indicativamente nel cartogramma della capacità d’uso del suolo (tav. A). Gli strumenti di governo del territorio, alle diverse scale, in coerenza con quanto alla normativa del PTR, individuano i territori vocati all’agricoltura, anche in relazione ad altri parametri, quali ad esempio la presenza di colture specializzate (i territori inseriti all’interno dei disciplinari dei prodotti a Denominazione di Origine), ovvero di territori ricadenti in III classe di uso del suolo, qualora i territori di I classe siano assenti o inferiori al 10%; per tali territori dovranno definirsi politiche ed azioni volte a:

  1. a) garantire la permanenza e il potenziamento delle attività agricole esistenti;
  2. b) valorizzare i prodotti agroalimentari ed i caratteri dell’ambiente e del paesaggioche contraddistinguono i diversi territori;
  3. c) integrare i redditi degli imprenditori agricoli.”

Dall’esame della Tav A è evidente come nell’ambito del territorio siano assenti territori di I classe; i terreni su cui si vorrebbe collocare la discarica appartengano alla classe III,  e sono interne alle aree comprese nel disciplinare riso DOP di Baraggia Biellese e Vercellese, pertanto sono ricadenti pienamente nell’art 26 come territorio vocato allo sviluppo dell’agricoltura. Il progetto di discarica risulta quindi in contrasto con gli obiettivi e le direttive del PTR.

 

PTR stralcio TAV A – Capacità di Uso del Suolo

 

 

 

 

 

 

 

Osservazione N° 7

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico, punto 5.3. Il Proponente, nell’esaminare la coerenza al Piano Territoriale Provinciale, inserisce uno stralcio della tavola CPT-ART Articolazione Territoriale in Ambienti Insediativi sostenendo che “L’area d’intervento ricade in aree insediate a tessuto discontinuo.”. Contestiamo questa affermazione, confutabile con un ingrandimento della CPT-ART, e col suo raffronto con una qualsiasi mappa in cui si possa identificare la posizione dell’area in questione rispetto ad elementi facilmente individuabili come il rio Sisiola, la curva descritta dalla ferrovia, la posizione del nucleo Brianco (in colore rosa). E’ evidente che l’area d’intervento ricade su aree destinate a risaie, come del resto confermano le tavole CPT-TAE Sensibilità Paesistiche e Ambientali ed IGT-A Politiche per l’Assetto del Sistema Agricolo e Rurale

 

CPT-ART Articolazione Territoriale in Ambienti Insediativi

 

 

INGRANDIMENTO CPT-ART Articolazione Territoriale in Ambienti Insediativi

In definitiva è evidente come l’area di intervento ricada esclusivamente nella norma 2.11 delle NTA del PTP, la quale recita:

“1. Il P.T.P. individua con apposita rappresentazione nelle tavole CTP-PAE in scala 1:50.000 anche ai sensi dell’art. 11 del P.T.R.6, le aree caratterizzate dalla presenza delle colture viticole e risicole che rappresentano elemento distintivo e caratterizzante del paesaggio e ne promuove la tutela e la conservazione.

  1. I Comuni possono individuare altre coltivazioni specializzate e tipologie di paesaggi agrari con significativa valenza culturale e specifiche aree di tutela, di conservazione e valorizzazione del paesaggio anche attraverso la formazione dei Progetti di Valorizzazione Ambientale di cui all’art. 5.2 delle presenti norme.
  2. I Comuni, in sede di formazione degli strumenti urbanistici, provvedono a precisare le delimitazioni operate dal P.T.P. e a individuare le forme della tutela idonee a garantire la conservazione della risorsa e la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente rurale.
  3. La Provincia promuove, in rapporto con il mondo agricolo, la formazione di contratti di manutenzione territoriale per la gestione dei paesaggi di interesse culturale e per il miglioramento delle condizioni generali di sicurezza del territorio, sostenendo la ricerca e la sperimentazione all’uopo necessarie e promuovendo la ricerca di finanziamenti regionali, nazionali e Comunitari.”

 

Pertanto il PTP pone nei suoi obiettivi la promozione e della tutela del paesaggio di interesse culturale che comprende pienamente le aree su cui vuole collocarsi la discarica.

 

Osservazione N° 8

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 4.5- coerenza del progetto con PRG. Il PRG, in attuazione delle indicazioni del PTP, prevede all’art 5 delle Norme Tecniche di Attuazione:

L’ambiente, sia nel suo aspetto naturale, che in quello derivato dalle successive trasformazioni storiche operate dall’uomo, è di interesse pubblico. Il Comune cura la conservazione, lo sviluppo, l’utilizzazione sociale, al fine di garantire il benessere igienico e culturale della popolazione ed, in generale, di tutti gli utenti. (…)

In particolare:

(…)

– Nelle aree agricole esterne agli abitati è vietato, di norma, procedere a movimenti di terreno, a lavori di terrazzamento, ad alterazione di corsi d’acqua e di sentieri. Tutte le tracce della presenza e dell’operosità dell’uomo, legate alla tradizione costruttiva e di lavoro dovranno essere salvaguardate; dovranno altresì essere adottati tutti i provvedimenti necessari al miglioramento dello stato idrogeologico del terreno.”

L’area oggetto di intervento ricade nell’ambito degli usi agricoli del suolo, quindi è normata dall’art. 43 delle NTA:

“La normativa relativa al territorio agricolo, ha come obiettivi la valorizzazione ed il recupero del patrimonio agricolo, la tutela e l’efficienza delle unità produttive, ed ogni altro intervento atto a soddisfare le esigenze economiche e sociali dei produttori e dei lavoratori agricoli, ed il miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione agricola e forestale.

In modo particolare il PRGC individua e classifica le aree destinate agli usi agricoli, disciplina gli interventi urbanistico – edilizi e gli altri interventi sul territorio agricolo, ai fini del recupero, della valorizzazione e dello sviluppo del patrimonio produttivo agricolo, tutela le potenzialità colturali e le unità produttive, favorendo le esigenze economiche e sociali dei lavoratori agricoli, delle imprese coltivatrici e delle loro forme cooperative ed associative.

Il territorio agricolo è costituito dall’insieme di tutte le aree destinate ad attività agricole o zone agricole, da normarsi ai sensi dell’art. 25 L.R. 56/77 e successive modifiche ed integrazioni, e comprende tutte le porzioni del territorio destinate all’esercizio dell’agricoltura e della selvicoltura, ovvero recuperabili alla produzione agricola, o comunque direttamente connesse con la produzione agricola.

Il Proponente afferma che, pur essendo situato su area agricola, il progetto sarebbe ammissibile in virtù di un favor del legislatore, sancito dall’art. 208 comma 6 del D.Lgs 152/2006, che recita: “l’approvazione del progetto da parte della Provincia sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali, e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico”. La Circolare Presidente della Giunta regionale 8 novembre 2016, n. 4/AMB “Indicazioni in merito alle varianti relative a procedimenti concernenti progetti la cui approvazione comporti variante per espressa previsione di legge, di cui al comma 15 bis dell’articolo 17 bis della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo)”evidenzia che secondo una giurisprudenza consolidata la eventuale variante può essere applicata solamente allo strumento urbanistico, e non a tutti gli altri piani e programmi sovraordinati (piani territoriali provinciali, regionali, piani paesistici). La compromissione dei poteri pianificatori è quindi solo limitata a livello urbanistico comunale, e la eventuale variante del PRGC dovrebbe essere coerente con quanto indicato dai piani sovraordinati;

Abbiamo dimostrato con la osservazione n. 6 e che il Piano Territoriale Regionale indica che i terreni in oggetto devono essere esclusivamente finalizzati allo sviluppo dell’agricoltura e delle attività ad essa connesse; coerentemente con le indicazioni regionali infatti il piano Territoriale Provinciale, dopo aver preso atto che questi terreni risultano invariabilmente coltivati a risaia almeno dal 1954, il PRG nelle NTA promuove la tutela e la conservazione di questo genere di coltura come elemento distintivo e caratterizzante il paesaggio.

E’ pertanto fuor di dubbio che i piani sovraordinati al PRGC non prevedano altra destinazione possibile che quella agricola attualmente in essere.

Tuttavia, secondo sopramenzionata Circolare Presidente della Giunta regionale 8 novembre 2016, n. 4/AMB, l’eventuale diniego alla localizzazione dell’opera dovrà essere adeguatamente motivato in concreto in riferimento all’incompatibilità sostanziale del progetto con gli interessi pubblici presidiati nell’area interessata dalla pianificazione.

Ricordiamo a tal proposito che il Comune di Salussola aderisce al progetto di sviluppo turistico denominato Slow Park, che coinvolge 12 comuni e che si pone come obiettivo attrarre i visitatori del cosiddetto «turismo dolce», fatto di camminate lungo sentieri segnalati e basato su attività a contatto con la natura e a basso impatto ambientale, che si articolano su una serie di percorsi che vanno da Santhià al comprensorio viveronese, passando per Salussola, pienamente coinvolta è già attiva con iniziative analoghe. L’intento è di destagionalizzare il turismo di quest’area e di allargarlo ai comuni che hanno aderito al progetto, con eventi e iniziative pensate per incentivare lo sviluppo del territorio, il rilancio della economia locale e la creazione, nel tempo, di nuove opportunità di lavoro.

Alla luce di tutto ciò è evidente come una discarica di amianto di queste dimensioni, che sarà coltivata in sei lotti e che sarà destinata a produrre emissioni pulverulente per anni ed un via vai di camion, collocata lungo uno dei percorsi che partono da Santhià e risalgono la pianura del Brianco per continuare sulle colline salussolesi, comprometterebbe gravemente questa iniziativa, vanificando gli sforzi profusi dai 12 comuni interessati dal progetto. Riteniamo che gli interessi pubblici legati a Slow Park siano una ragione più che sufficiente per negare la possibilità di variare il piano territoriale provinciale che promuove la tutela e la conservazione delle aree caratterizzate a colture risicole come componente paesaggistica per localizzare la discarica nel Comune di Salussola.

 

Osservazione N° 9

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 6.1 . Nel considerare le alternative tecnologiche il Proponente non trascurara quella più ovvia nonchè l’unica accettabile quando si tratta di realizzare una discarica per cemento amianto: allocarla in luogo  IDONEO che permetta il confinamento delle fibre di amianto in profondità. Quando poi aggiunge che “Il presente progetto si prefigge l’obiettivo di soddisfare, con le previste volumetrie progettuali,

l’esigenza regionale di smaltimento di materiali da costruzione contenenti cemento amianto (tipo eternit), attualmente non soddisfatta dagli impianti esistenti già autorizzati presenti sul territorio.” Ci permettiamo di ricordare che nulla fa pensare che l’obiettivo dia soddisfare l’esigenza regionale, dal momento che la provenienza dei rifiuti saranno anche extraregionali. L’obiettivo del progetto è riempire la discarica in 13 anni indipendentemente dalla provenienza dell’amianto che vi sarà conferito.

 

Osservazione N° 10

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 6.2 . Riscontriamo affermazioni prive di ogni fondamento, inesatte e altamente dispregiative del territorio a cui si riferiscono.  In particolare viene definita “la possibilità di riqualificare un’ area di basso pregio dal punto di vista agricolo”. Tali affermazioni associate a progetti di questa portata sono inconcepibili.

In riferimento alla DOP riso di Baraggia biellese e vercellese, il cui territorio di produzione comprende anche i terreni in oggetto, il comitato scientifico delle Dop, Igp e Stg della Commissione Europea “ha potuto constatare l’ eccezionale specificità della zona di produzione”. Si rammenta che il Riso di Baraggia (di cui troviamo copie di sprazzi del disciplinare nel progetto) è l’ unica DOP in Italia per il riso.  I terreni in oggetto sono oltretutto perfettamente convertibili per natura e ubicazione all’ agricoltura biologica, un’ ulteriore sistema di qualità. Definirli di basso pregio dal punto di vista agricolo è solo una maldestra intenzione di avvalorare i propri progetti estranei al territorio. Si eviti infine di attribuire al terreno la propria incapacità di fare agricoltura in Baraggia.

 

Osservazione n. 11

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 6.3. Nel considerare le alternative dimensionali il Proponente argomenta con una modalità che non rende giustizia alla intelligenza del cittadino medio: riesce a sostenere che una MEGA discarica sarebbe un vantaggio per il territorio che ne uscirebbe tutelato. Noi facciamo anche un po’ fatica a prendere sul serio questa affermazione, ma dal momento che il Proponente non spiega diversamente la sua tesi, ci baseremo solo su quanto abbiamo qui letto: un carico impiantistico come quello proposto, che implica enormi emissioni polverulente, dispersioni di fibre di amianto per altro nemmeno calcolate, via vai di mezzi pesanti per altro sottostimati, la desertificazione di 80.000 metri di terra che oggi rappresenta l’habitat ed il corridoio ecologico per numerose specie viventi; un impianto di questa dimensione rappresenta un accanimento contro il territorio, e certo non ne persegue la sua tutela. Inoltre l’inevitabile montagna di amianto che si eleva 17 metri sopra la campagna, rappresenta un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini che verranno fra 100-200-300 anni, quando i teli –non certificati- non assolveranno più al loro ruolo e la copertura con un metro di terra inizierà a presentare cedimenti, scivolamenti e detrimento generale.

 

Osservazione n. 12

AMB 1 – SIA Quadro Programmatico punto 6.4. Nel considerare la opzione zero il Proponente non ha argomentato adeguatamente. E’ stata trascurata l’ ipotesi di continuare lo smaltimento nei luoghi e con i modi ad oggi già in uso. Piuttosto che rischiare di incrementare i danni a causa di un errato smaltimento in superficie è opportuno mantenere le dinamiche di smaltimento attuali.

 

Osservazione N° 13

AMB 1 SIA Atmosfera. L’ impianto in oggetto non può essere approvato.  Il progetto è privo dello studio finalizzato ad evitare condizioni di trasporto aereo delle fibre di amianto. Studio che deve considerare la distanza dei centri abitati (rispetto al perimetro esterno della discarica)  e la direttrice dei venti dominanti. La direttrice deve essere stabilita sulla base di dati statistici significativi per l’ aerea, nell’ intero arco dell’ anno e per un periodo non inferiore a 5 anni. Piano Regionale Amianto 2016 – 2020.

Appare evidente quanto questa indicazione non possa essere disattesa. In materia di dispersione aerea di fibre di amianto l’ attenzione deve essere massima considerata la sicura cancerogenicità.  L’ ingente quantitativo di materiale trattato non fa che amplificare esponenzialmente i possibili rischi. Eventuali comparse di patologie connesse alle fibre di amianto nei territori adiacenti alla discarica porterebbero senza dubbio a richieste risarcitorie. Considerati i lunghi tempi di latenza e la natura della società proponente, è lecito chiedersi chi risponderà degli eventuali danni. La popolazione non può essere per nessuna ragione privata di questi diritti.

 

Osservazione N° 14

AMB 1 All 3 Impatto viabilistico. Lo studio di impatto viabilistico appare carente nella parte che avrebbe dovuto analizzare nel dettaglio la strada principalmente interessata dal transito dei mezzi pesanti al servizio della discarica. Per altro abbiamo notato una incongruenza nel numero dei mezzi attribuiti alla S Tommaso, che lo studio quantifica in n.8, mentre dalla lettura degli elaborati relativi alla approvazione del progetto sono 36 (tra veicoli fino a 35 q-li e veicoli oltre i 35 q-li.

La strada Salussola – Santhià (Sp 332) è molto stretta, presenta avvallamenti e variazioni altimetriche del manto stradale, con diversi punti critici che avrebbero dovuto essere analizzati in modo minuzioso, e che comprendono anche il traffico di mezzi agricoli in certi periodi dell’anno più intenso che in altri.

Si ritiene pertanto (per ovvie ragioni di sicurezza) che il progetto non possa essere autorizzato in assenza di uno studio atto a dimostrare la totale compatibilità della Sp 332 al transito programmato al servizio della discarica. Eventuali interventi sulla strada (come il suo allargamento)  devono essere valutati ante operam e se necessari posti non a carico della collettività. In materia di sicurezza stradale non sono ammissibili deroghe.

In questo contesto sarebbe importante avere il quadro completo dei mezzi ammessi al trasporto del materiale in discarica. Essendo assodata l’ ipotesi che un numero imprecisato di bancali di eternit da smaltire in discarica, possano arrivare nel sito danneggiati, appare evidente la necessita di prevedere l’ utilizzo di mezzi appropriati. Eventuali dispersioni di polveri nell’ ambiente in cui il mezzo transita (possibili con alcune tipologie di camion non perfettamente ermetici), sarebbero fonte di rischio inaccettabile

 

Osservazione N° 15

Il piano regionale amianto ha escluso  dalle aree potenzialmente idonee i siti in cui ci sia la presenza di SIC (siti di importanza comunitaria), ZPS (zona di protezione speciale) e SIR (siti di importanza regionale. L’ area di Brianco interessata dal progetto si trova a soli:

4 km circa dalla Garzaia di Carisio (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

4 Km circa dal Lago di Bertignano (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

5 km circa dalla Riserva Naturale delle Baragge di Verrone

6 km circa dal lago di Viverone (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

6 km circa  dalla Riserva Naturale della Bessa (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

7 km circa dalla Riserva Naturale delle Baragge di Candelo (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

9 km circa dalla Serra morenica di Ivrea (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

12  km circa dallo stagno interrato di Settimo Rottaro (SIC – Sito di Importanza Comunitaria)

Nel caso della Serra Morenica di Ivrea, è bene precisare che Salussola e Dorzano ne fanno parte e costituiscono la parte terminale verso la pianura biellese e vercellese. Considerate le affinità con gli altri comuni della Serra, il SIC avrebbe potuto essere esteso sino a Salussola e Dorzano.

I siti elencati ci danno un quadro ambientale del territorio che va visto e considerato nel suo insieme e non in una micro area come la zona di Brianco dove si vorrebbe far sorgere la collina di eternit. La straordinaria  importanza dal punto di vista ambientale del territorio interessato non può che essere rilevata e non può che costituire una valida ragione per non consentire la realizzazione di discariche di superficie come quella in progetto.

La forte presenza  territoriale di risaie arricchisce ulteriormente gli aspetti ecologici dell’ area. Le risaie possono essere considerate a tutti gli effetti preziose alternative artificiali alle zone umide naturali. In particolare riguardo ai periodi in cui sono sommerse. A Salussola questo avviene nel periodo primaverile ed estivo ma non sono rari i casi di sommersione autunnale ed invernale (pratica agronomica sempre più suggerita).

 

Osservazione N° 16

AMB 1 SIA QR Ambientale. Lo studio di impatto ambientale evidenzia carenze sostanziali ed una scarso studio del luogo interessato dal progetto di discarica. Ad esempio per quanto riguarda la fauna (punto 11.1) risulta insufficiente nel modo più assoluto lo studio dell’ area nel raggio di 1 km dall’ impianto in progetto. Oltretutto non è chiaro quanto lo studio sia stato condotto utilizzando la bibliografia scelta e quanto sia stato fatto in loco.  La bibliografia inoltre è incentrata su testi non specifici del territorio ma riguardanti Piemonte e Valle d’ Aosta. Stupisce come non venga data importanza al periodo dell’ anno in cui sono stati effettuati i sopralluoghi. Per quanto riguarda l’ avifauna ad esempio, l’area è interessata da importanti flussi migratori che avvengono principalmente in primavera, prima del salto delle alpi che gli uccelli attuano durante il loro viaggio verso nord. In autunno, stesso discorso per il viaggio di ritorno. La variabilità stagionale di specie è sorprendente. Per l’ avifauna l ’area è di primaria importanza in quanto da asilo a numerose specie ritenute a conservazione prioritaria in Europa. Le aree risicole come Brianco, ubicate ai piedi dei rilievi e a margine di aree boschive e corsi d’acqua, sono luoghi particolarmente vocati per la sosta dei volatili.

La Tabella 7 di pagina 65 “Uccelli potenzialmente presenti nell’ area vasta” fa un quadro riduttivo delle specie che si possono osservare. Il riquadro ne cita un centinaio ma nell’ arco temporale di un anno in quest’ area se ne possono avvistare anche il doppio come ad esempio Oca Lombardella, Fischione, Codone, Marzaiolo, Quaglia, Garzetta, Airone Rosso, Cicogna nera, Albanella minore, Porciglione, Gru, Frullino, Beccaccino, Totano moro, Rondone Maggiore, Upupa, Balestruccio, Stiaccino, Culbianco, Cesena, Pigliamosche e Tarabuso.

Per queste ragioni che abbiamo tra le tante scelto di approfondire, riteniamo lo studio ambientale interessato insufficiente e non abbastanza approfondito. Per questa ragione il proponente non ha di conseguenza avuto tutte le informazioni necessarie per fare una valutazione di impatto ambientale adeguata all’ area interessata, molto più complessa e ricca di quanto enunciato.

La cicogna bianca infine non nidifica genericamente “nel territorio di Salussola”, come superficialmente il Proponente sostiene, ma esattamente a 500 metri dal luogo in cui si vorrebbe insediare la discarica, nella Frazione Brianco di cui né è un simbolo autentico.

 

Osservazione N° 17

Coenonympha Oedippus, chiamata comunemente ninfa delle torbiere, è la farfalla diurna più minacciata di estinzione in Europa. Le sue principali cause di declino sono: distruzione dell’ habitat, frammentazione dello stesso, inquinamento, variazioni climatiche, urbanizzazione e turismo. Nella Baraggia biellese la specie ha una presenza significativa dovuta alle particolari caratteristiche del territorio e all’ abbondante presenza di Molinia coerulea che è la principale pianta nutrice delle sue larve.

La presente osservazione non vuole essere certamente tecnica ma ha semplicemente l’ intento di dimostrare che questo territorio e le sue peculiarità avrebbero meritato un’ approccio allo studio ben diverso e più complesso.

 

Osservazione N° 18

Vista la REL. 1 “relazione tecnica” GESTIONE DEL PERCOLATO” alla voce 4.4.1 “produzione”.

Si ritengono estremamente rilevanti i fattori (ET) “la restante parte, a meno della perdita per evapotraspirazione” ed (E) fattore che si considera sia dell’effetto dell’evaporazione.

In merito a tal osservazioni e conseguenti effetti, bisogna considerare che su tutto il perimetro della discarica saranno presenti quantità di particelle di amianto, con maggior concentrazione nei punti di scarico, movimentazione e cunette di ruscellamento dove, dopo la fase di evaporazione dell’acqua, rimarranno in balia dell’azione del vento per essere liberate nell’aria, inalate dai lavoratori e dirette verso le abitazioni vicine.

 

Osservazione N° 19

Vista la REL. 1 “relazione tecnica” GESTIONE DEL PERCOLATO” alla voce 4.4.2 “estrazione, sollevamento e stoccaggio”.

Considerato che la discarica esisterà PER SEMPRE, e che il percolato si formerà PER SEMPRE (con un andamento incrementale nel tempo, quando il pacchetto di impermeabilizzazione di copertura perderà la propria efficienza), si chiede al Proponente di dimostrare con quali accorgimenti tecnici continuerà l’estrazione, il sollevamento e lo stoccaggio del suddetto percolato PER SEMPRE, ovvero chi gestirà le pompe di sollevamento, come saranno alimentate, chi ne garantirà il buon funzionamento.

 

Osservazione N° 20

Vista la REL 1 “relazione tecnica” al punto 4.4.3 “SISTEMA DI TRATTAMENTO”

La Proponente “Acqua e Sole S.r.l” specifica che il sistema di trattamento sarà esclusivamente di tipo fisico e che avverrà in due fasi: la prima finalizzata alla rimozione dei solidi grossolani eventualmente contenuti nel percolato; la seconda consiste in una fase di microfiltrazione medianti filtri tangenziali ceramici con porosità di 0,14 µm per mezzo dei quali verrà separata l’acqua dalle fibre di amianto.

Tale trattamento potrebbe risultare insufficiente col passare degli anni in quanto le caratteristiche qualitative del percolato subiscono variazioni per effetto delle diverse reazioni chimiche che avvengono nella discarica, pertanto risulta difficile definire dei parametri generali delle possibili concentrazioni di elementi nel percolato oltre le particelle di amianto.

Inoltre la fase di trattamento del percolato risulta incompleta in quanto nelle relazioni si fa cenno solo alla separazione delle fibre di amianto dall’acqua.

La filtrazione produrrà “percolato trattato” che dovrebbe subire un ulteriore trattamento chimico/fisico in modo da trattenere ulteriori sostanze bypassate dalla microfiltrazione precedente, prima di essere scaricate nel corpo idrico superficiale per andare a finire nel bacino artificiale denominato “laghetto La Manzola” in cui si vorrebbero vedere visite didattiche. Si chiede di dimostrare nel dettaglio come questo unico trattamento possa pemettere alle acque scaricate di raggiungere uno stato qualitativo sufficiente per alimentare il suddetto laghetto.

 

Osservazione N° 21

In relazione allo studio sulle sostanze presenti nel sottosuolo, come da Relazione Tecnica Studio valori di fondo naturale per la matrice terreno, al punto 2 si rileva quanto segue.

Nel luogo dove sono stati effettuati prelievi e campionamenti è stata rilevata, in diversi punti e a diversi livelli di profondità, la presenza dei seguenti elementi chimici (Cromo Totale, Nichel, Cobalto) che rasenta i limiti di legge e in alcuni casi li oltrepassa.

Da tenere in considerazione, inoltre, l’associazione con gli ulteriori elementi che compongono il terreno quali antimonio, arsenico, cadmio, berillio, cobalto, mercurio, piombo, rame, selenio, vanadio, zinco e altri che altererebbero la composizione del percolato.

 

Osservazione N° 22

Al punto 4.1.2. della Rel. 2 “Copertura giornaliera ed infrastrato” si riferisce che il fronte di abbancamento verrà coperto con la terra da scavo prelevata in sito. Stante quanto rilevato alla precedente osservazione n. 21,  l’abbancamento andrebbe ricoperto con della terra che contiene metalli pesanti sulla cui origine non sono state fatte ipotesi sufficienti. Questi ultimi, unitamente a particelle di amianto disperse, al legno dei bancali di pallet, alle vernici utilizzate per l’incapsulamento dell’amianto potrebbero avere conseguenze irreversibili in termini di inquinamento di aria e suolo.

 

 

 

Osservazione N° 23

Rel 4   Ripristino Ambientale. Siamo sconcertati dalla lettura di questo passaggio: “La necessità di dover garantire prioritariamente la funzionalità impermeabilizzante del pacchetto di copertura della discarica nel tempo impedisce la piantagione di alberi d’alto fusto. Con riferimento alla composizione del pacchetto di copertura in progetto, infatti, considerati lo spessore dello strato di coltivo previsto in copertura in conformità alla norma vigente nonché la presenza del telo in HDPE, lo sviluppo vegetativo di piante ad alto fusto danneggerebbe tale pacchetto, compromettendone seriamente la funzionalità.”. Dovrebbe il Proponente spiegare come intende impedire che essenze ad altro fusto infestanti prendano il sopravvento considerato il debole piano di controllo per infestanti che ha previsto nel progetto e soprattutto al termine dei trent’anni di post chiusura della discarica, la quale, ricordiamo, resterà PER SEMPRE. Salussola è infestata non solo dalla Robinia Pseudoacia ma anche dalla Pawlonia Tormensosa ,inserita nella black list della Regione Piemonte concernenti le specie alloctone: si diffonde per seme, è altamente invadente , a crescita molto rapida, caratterizzata da un ’apparato radicale fittonante ed aggressivo, che la rende adattabile anche alle situazioni più estreme.

 

Osservazione N° 24

In riferimento alla Rel. 11 e Rel. 12 Quadro Economico si rileva che la società proponente “Acqua & Sole S.r.l.” ha fornito dati economici approssimativi e non esaustivi rispetto all’entità del progetto.

Premesso che le società di capitali sono tenute per legge alla redazione del bilancio CEE, nello sviluppare i dati economici previsionali dei 13 anni di attività della discarica la proponente ha abbozzato solo i dati di conto economico, e non di stato patrimoniale, raggruppando gli stessi per macro voci e non consentendone, quindi, un’analisi chiara. Nell’ottica della chiarezza e della trasparenza, doverosi in presenza di progetti di tale portata, è necessario produrre previsionali dettagliati in ogni singola voce di spesa e non solo limitatamente ai costi per i lavori come è stato fatto nella Rel. 11.

E’ stato omesso ogni riferimento alle previsioni di carattere economico e finanziario relative alla fase di gestione del post-discarica che comunque comporterà costi ed incombenze a carico della proponente.

Non si cada in errore ritenendo la fase di post-gestione non meritevole di attenzione in quanto meno onerosa. E’ proprio intorno a questa fase successiva che aleggiano la maggior incertezza e preoccupazione di riuscita del progetto.

Dall’analisi dell’operatività corrente della società proponente è emerso che è la capogruppo “Neorurale Spa” a finanziare e coordinare l’attività della società detenuta al 100%.

La società “Acqua & Sole S.r.l.”, che non ha all’attivo esperienza nell’ambito della gestione di discariche di cemento e amianto, dipenderà interamente dalla Neorurale Spa, come avviene già oggi per gli altri siti in gestione.

Considerata la scarsa patrimonializzazione, il capitale sociale esiguo, la mancanza di autonomia decisionale e finanziaria, l’andamento decrescente dei ricavi è possibile tracciare un ritratto di Acqua & Sole S.r.l. come società poco affidabile nella gestione di un progetto complesso rispetto al quale non può vantare una pregressa esperienza.

Inoltre la società capogruppo Neorurale Spa, fotografata al 31/12/2015, accusa una pesante perdita determinata da costi di gestione troppo elevati rispetto a ricavi e rendite. Fatturato in diminuzione, chiusura in perdita, difficoltà nella gestione operativa non sono garanzia di equilibrio e continuità né per l’azienda in oggetto né per le società che partecipa e controlla.

Le società di cui sopra sono state analizzate sulla base dei dati di bilancio al 31/12/2015 in quanto alla data odierna non risultano ancora accessibili presso la C.C.I.A.A di Milano i bilanci al 31/12/2016. Ci riserviamo, sin da ora, di valutare ulteriori anomalie relative all’esercizio 2016.

Il rischio concreto è che la proponente non abbia una capacità finanziaria tale da garantire in maniera ottimale e continuativa la gestione della discarica sia in fase di coltivo che di post-gestione. Qualora l’azienda andasse incontro al default o alla messa in liquidazione volontaria la vita e l’operatività della discarica sarebbero fortemente compromesse.

In ultima istanza si sottolinea come la società Acqua & Sole Srl, che all’oggetto sociale in visura camerale si propone come obiettivo primario la “valorizzazione delle risorse del terreno rurale”, proponga un progetto di discarica di cemento e amianto su un terreno agricolo contravvenendo palesemente alla propria mission aziendale.

 

Osservazione N° 25

GEO 1 Relazione geologica e Geotecnica. Le indagini effettuate per stabilire lo stato della acque sotterranee ed il livello di soggiacenza della falda appaiono insufficienti ad offrire adeguate garanzie in relazione ad un progetto che prevede di stoccare eternit sino alla profondità di circa 13 metri rispetto al piano di campagna. Le indagini attuate dal proponente individuano la falda al livello di circa -30 / -35 metri dal piano campagna. Si ritiene siano indispensabili ulteriori indagini per le seguenti ragioni:

  • La presenza nell’ area di pozzi che prelevano acqua a profondità di circa 11 metri ;
  • La presenza di falde sospese situate a profondità ridotte.
  • Le analisi avrebbero dovuto essere effettuate in più periodi dell’ anno ed in più annate. L’area è soggetta a grande variabilità dovuta ai livelli idrici del vicino torrente Elvo ed alla periodica sommersione delle risaie limitrofe.
  • L’ autunno – inverno 2015/2016 in termini di scarsa piovosità è stato con pochi precedenti e rappresenta un dato significativo solo se relazionato all’ epoca in cui sono state condotte le indagini.

Si ritiene che per un progetto di questa tipologia, che avrà il suo impatto nel  territorio per sempre, le analisi effettuate per individuare e caratterizzare la falda non siano sufficienti per consentirne l’ approvazione. La zona è di ricarica  di falda ed il rischio di contaminazione della stessa non può essere corso nel modo più assoluto.

Inoltre,sScrive il Proponente: “nelle aree inserite in classe IIa non sono consentiti piccoli interventi sottofalda quali interrati e seminterrati di tipo privato. Sono invece consentiti interventi nell’ambito di opere pubbliche non altrimenti localizzabili previa adozione di specifiche tecnologie in grado di risolvere l’interferenza con la falda superficiale con adeguati margini di sicurezza.” Vogliamo sgombrare il campo dall’idea che questa discarica possa essere considerata una opera pubblica: è un’opera privata, presentata da una azienda privata, finalizzata non al perseguimento dell’interesse pubblico ma quello della azienda, senza alcuna concertazione con gli enti pubblici come potrebbe avvenire nell’ambito di un piano territoriale di Bonifica. Non è neppure “non altrimenti localizzabile”, anzi, la regione ha proprio individuato 600 siti in cui localizzare le discariche per amianto e sono tutti migliori di questori di questo, che non possiede le caratteristiche di idoneità previste dal Piano Regionale Amianto.

Osservazione N° 26

La relazione Geologica e Geotecnica presenta all’ allegato 5 i rapporti di prova relativi alle analisi ambientali. Le analisi di laboratorio sono state effettuate dalla ditta Nuovi Servizi Ambientali srl, la stessa che ha fatto la relazione tecnica “Studio valori di fondo naturale per la matrice terreno”. Si ritiene che questo non sia il corretto modo di operare.

 

Osservazione N°27

La relazione Geologica e Geotecnica si è avvalsa di una campagna di indagini effettuate in vari punti dell’ area interessata dal progetto di discarica. Tra i dati raccolti pare doveroso soffermarsi sulle analisi relative ai metalli pesanti che hanno evidenziato valori elevati di Cromo totale, Nichel, Cobalto e Vanadio.

Molti dei campioni prelevati ed analizzati presentano tenori in Cromo totale, Nichel, Cobalto e Vanadio di molto superiori ai valori limite previsti dal D.Lgs. 152/2006 per siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale. Di conseguenza emerge l’ inadeguatezza del sito per il progetto in oggetto che prevede il riutilizzo di tutto il materiale di scavo (peraltro oggetto di importanti depositi temporanei durante il periodo di coltivazione della discarica).

 

Osservazione N° 28

La relazione tecnica “Studio valori di fondo naturale per la matrice terreno” esclude condizioni di contaminazioni della matrice terreno  in quanto sulla base delle analisi statistiche condotte i valori di metalli pesanti come Cromo totale, Nichel e Cobalto, risultano inferiori rispetto ai valori di fondo naturale calcolati.

Tuttavia si ritiene che i valori di fondo naturale avrebbero dovuto essere determinati sulla base di analisi condotte anche sui terreni limitrofi appartenenti a proprietari diversi e di conseguenza condotti in modo differente (stabilmente a risaia ma tendenzialmente coltivati con tecniche non necessariamente simili (ad esempio in materia di metalli pesanti le fertilizzazioni con concimi ricchi di questi elementi oppure con fanghi possono determinare tenori nei terreni  completamente diversi)).

Solo un confronto allargato ad altri terreni dell’ area Brianco può dare informazioni corrette sui valori di fondo naturale e consentire di escludere possibili contaminazioni. Lo studio avrebbe inoltre dovuto comparare i dati dei diversi punti di prelievo in relazione alle varie profondità riguardanti tutti i 15 metri dello scavo.

Di conseguenza si reputa che la determinazione dei valori di fondo naturale per la matrice terreno non sia stata effettuata in modo esaustivo e pertanto i valori proposti in deroga al D.Lgs. 152/06 non siano da considerarsi utilizzabili.

In assenza di uno studio più dettagliato è evidente quanto il progetto non possa essere approvato. I metalli pesanti costituiscono un fattore di rischio non trascurabile.

 

Osservazione N° 29

In relazione al progetto, si richiede espressamente di fornire le B.A.T. (BEST AVAILABLE TECNIQUES). Queste  “migliori tecniche attualmente disponibili” sono tali solo se vantano almeno tre stabilimenti funzionanti in Europa.

Osservazione N° 29

Si richiede infine di avere un piano dettagliato (che preveda frequenza giornaliera) di controllo di:

  • polveri,
  • merci in ingresso e merci in uscita,
  • Percolato (quantità prodotta, caratteristiche e presenza di sostanze pericolose),

unitamente ad un’ azione di monitoraggio a frequenza mensile:

  • della condizione di rumore
  • dei terreni oggetto di scavo (caratteristica degli stessi e presenza di metalli pesanti)
  • delle acque sotterranee (livelli di profondità ed eventuali contaminazioni).

Si richiede infine che l’ impianto venga sottoposto ad un’ analisi secondo i protocolli FMEA (Faylure Modes and Effect Analisys) in modo da valutare in maniera inequivocabile tutti i rischi e i modi di guasto inerenti allo stesso.

Il protocollo FMEA analizza i modi di guasto del sistema nella loro gravità e nella loro probabilità. Per ognuno di essi applica un’ azione atta a prevenirli, intercettarli e correggerli qualora si verifichino.

 

Conclusioni

Per le ragioni sopra espresse il sottoscritti rappresentanti del Comitato Salussola Ambiente è Futuro chiedono che il procedimento si concluda con l’espressione di un PARERE NEGATIVO.

 

Infine chiediamo:

  • di poter presenziare come uditori, così come definito dal Regolamento Provinciale, alle sedute della Conferenza dei Servizi indette per questa procedura di VIA e di essere avvisati con idoneo anticipo di tali incontri.
  • un confronto con il Proponente, ai sensi e nelle modalità previste dall’art. 14 comma 4 L.R. 40/98 .
  • la sollecita pubblicazione on line di tutte le osservazioni pervenute in fase di evidenza pubblica ed i verbali degli incontri tra Proponente e Pubblico e delle conferenze OT e CDS, o in alternativa la messa a disposizione online degli MP3 registrati durante le Conferenze dei Servizi e le riunioni dell’Organo tecnico.

 

In attesa di riscontri, porgiamo i nostri cordiali saluti.

 

 

In fede

 

 

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